SPORT, SALUTE, SOGNI & SENTIMENTO

Un cuore puro non può subire offesa

Un cuore puro non può subire offesa

The OA, i sette Specchi Esseni e i cinque Riti Tibetani + il Sesto (che è una scoperta)

Ogni tanto mi capita questa cosa: i film giusti e i libri giusti mi raggiungano al momento giusto, ovvero esattamente quando ne ho bisogno. O almeno a me piace pensare che sia così, in questo viaggio straordinario che è la vita. Capita anche a te?
Ed è accaduto ancora, anche con la serie di The OA e poi dei libri correlati.

Magari ti chiederai, ma che c’entra con le avventure e la preparazione sportiva?! Invece c’entra, perchè ogni esperienza che facciamo ci definisce e pure un libretto letto durante una sera oziosa di un venerdì d’inizio estate, suggerito da una banale serie televisiva, può far la sua parte 😉

Ma cominciamo dall’inizio. Ho visto le prime due stagioni di The OA. Che sono una nerd fatta e finita a questo punto dovresti averlo capito: tutti quei temi sci-fi mi solleticano la curiosità ed era ben prevedibile che una serie che parla di viaggi interdimensionali mi avrebbe conquistata.

The OA è una serie televisiva drammatica di mistero statunitense Netflix con elementi di fantascienza, soprannaturali e fantastici, che ha debuttato su Netflix il 16 dicembre 2016. Creata e prodotta da Brit Marling e Zal Batmanglij. Gli episodi sono diretti da Batmanglij e la serie è prodotta da Plan B Entertainment e Anonymous Content.

La serie è incentrata su Prairie Johnson, una giovane donna adottata che riemerge dopo essere scomparsa per sette anni. Al suo ritorno, Johnson si definisce il PA (in originale “The OA”), mostra cicatrici sulla schiena e può vedere nonostante fosse cieca fino alla scomparsa. PA si rifiuta di dire all’FBI e ai suoi genitori adottivi dove è stata e come le sia tornata la vista. Raduna invece una squadra di cinque persone locali, quattro ragazzi delle scuole superiori e una loro professoressa, a cui rivela queste informazioni, spiegando anche la storia della sua vita.
Infine, chiede il loro aiuto per salvare altre persone scomparse che sostiene di poter salvare aprendo un portale verso un’altra dimensione.

Che poi avendo la possibilità di effettuare dei viaggi interdimensionali non so esattamente cosa farei, però l’idea mi solletica la fantasia e mi fa sognare quel tanto che basta.

Il punto è che, dopo aver completato la serie, durante le mie ricerche on-line sono finita sui sette Specchi Esseni di Gregg Braden, il quale – saggio o mitomane (effettivamente poi ho approfondito anche su di lui e non mi convince molto) – scrive un libro per illustrare questi presunti misteriosi strumenti – specchi appunto – provenienti (forse) dalla Siria.
Comunque verità o bugia, il libro “Tu (non) sei Dio” l’ho divorato l’altra sera e l’ho anche trovato piuttosto utile per me stessa.

Gli antichi Esseni, seocondo lui, identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in 7 categorie: 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti “specchi” e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.

L’origine degli Esseni, detti anche Nazareni, viene fatta abitualmente risalire al II secolo avanti Cristo. In Antichità giudaiche Tito Flavio Giuseppe, storico e politico romano, ne traccia i lineamenti all’interno della storia del popolo ebraico. Altre testimonianze sugli Esseni ci sono giunte grazie alla Storia Naturale di Plinio il Vecchio, in cui sono presentati come un gruppo che non praticava il matrimonio e non possedeva denaro.
Il grande interesse nei confronti degli Esseni nasce però nel 1947, quando vengono scoperti i primi Rotoli del Mar Morto (precisamente a Qumran – che davvero visitai anni fa, proprio perchè ero super incuriosita e affascinata da questo noto fatto storico), noti anche come la Biblioteca Essena.

Tra il 1946 e il 1956 sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, prima i pastori beduini e poi una squadra di archeologi trovano un totale di 972 manoscritti, sotto forma di rotoli interi e di frammenti di rotoli, attribuiti in gran parte a questa antica comunità. Purtroppo, in nessuno dei 972 testi si trova una traccia esplicita dei celebri Specchi Esseni, che i seguaci della New Age assimilano alle parabole del Vangelo. Come mai? Sì, approfondendo le fonti on-line, ho trovato anche tesi che attestano essere i sette Specchi esseni un esempio particolarmente efficace della pericolosa superficialità contemporanea. Ma che mi frga a me? veri o no, mi sono stati utili l’altra sera? Sì. E allora ve li racconto.

«Gesù era un Esseno, una setta del Giudaismo. Gregg Braden lo spiega e condivide delle storie esemplari. Gli Esseni capirono che impariamo e diventiamo ciò che siamo attraverso le relazioni che rispecchiano la nostra coscienza», ha scritto un’esponente della Good Vibe University, «un portale virtuale per condurre all’arte del manifestare e invocare i nostri poteri nel creare la realtà».

Risulterebbe che il gruppo ebraico degli Esseni abbia lasciato in dote un metodo trasformativo denominato i Sette Specchi Esseni o Teoria dei Sette Specchi, una testimonianza delle loro capacità psicologico-introspettive. Leggiamo da un articolo su internet: “la definizione di “specchi” nasce da un principio fondamentale secondo il quale le azioni, le scelte, le esperienze e il linguaggio di coloro che ci circondano riflettono in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore. Ciò che è fuori di te è il corrispondente visibile di ciò che c’è dentro di te”. Certo, un’affermazione discutibile. Ma andiamo oltre.

Il primo a parlare dei Sette Specchi Esseni è stato nel 1997 il noto divulgatore Gregg Braden in Walking between the Worlds, che ha poi ripreso e ampliato il tema nel 2007 nell’opera The Divine Matrix. Scrive Braden: “Nei testi Copti, Gnostici e Esseni che sono stati scoperti come parte della biblioteca di Nag Hammadi nel 1945, per esempio, abbiamo di fronte una serie di specchi che tutti noi fronteggeremo in qualche momento della vita”.

L’autore fa seguire una lista di cinque specchi, denominati in questo caso i Cinque Antichi Specchi della Relazione, ordinati «dal più ovvio al più sottile». Nel corso degli anni i cinque specchi sono diventati sette. La graduale semplificazione – dal Vangelo di Tomaso a Braden e da Braden agli innumerevoli vademecum scritti esclusivamente sulla base delle teorie dello scrittore americano – li ha trasformati in validissimi strumenti per isolare e analizzare i grandi traumi dell’uomo occidentale.
Attenzione: Braden non è peggiore dei propri colleghi, non voglio screditarlo come persona né ho deciso di accanirmi contro di lui. Non s’intenda, cioè, leggere in questa analisi una critica volta al personaggio in questione, che non ha nulla in meno o in più rispetto alle migliaia di piccoli e grandi animatori dell’ambiente spirituale.

Gli Specchi Esseni in estrema sintesi

1- Il primo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il primo specchio esseno è quello della nostra presenza nel momento presente.”

Questo specchio ci indica l’importanza della consapevolezza di essere vivi: avere un corpo, un cuore che batte e un respiro. Questa attenzione al nostro ritmo vitale ci introduce al lavoro interiore. Considerando gli specchi esseni come un vero e proprio percorso, questa prima tappa di ascolto e conoscenza del nostro corpo è essenziale per svolgere il lavoro con i successivi.

2- Il secondo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.”

Mentre nel primo specchio si svolge il lavoro di auto-osservazione, nel secondo ritroviamo l’osservazione di ciò che giudichiamo negli altri come qualcosa che non riconosciamo di noi. Questo specchio ci fa capire quanto siano importanti gli altri per conoscere noi stessi.
Ogni volta che interagiamo con qualcuno e osserviamo le nostre reazioni, facciamo un passo evolutivo insieme. Osservarci mentre difendiamo il nostro giudizio nei confronti di qualcuno, ci porta a capire l’inutilità dell’emozione provata. Quando riusciremo a comprendere che se qualcosa non ci piace non abbiamo bisogno di combatterla, solo allora smetteremo di dargli forza.
In questo modo interrompiamo la perdita di energia vitale verso situazioni che non amiamo, conservandole per il nostro ordine interiore.
“Se giudico una persona sono in suo possesso.”
Osserviamo nel momento presente ciò che stiamo giudicando: se proviamo un’emozione, tipo rabbia o risentimento, ciò che stiamo giudicando ci ha resi suoi schiavi.
Se invece riusciamo a liberarcene con un sorriso, siamo nella condizione di discernere e andare oltre. Liberi di vivere eventi che ci fanno provare emozioni superiori.
Se poniamo l’attenzione sul perché è capitato un evento siamo meno schiavi dell’emozione. Improvvisamente è come se ci regalassimo degli occhiali speciali che ci permettono di cambiare il punto di vista.
Un’arrabbiatura meccanica osservata nel momento presente, per il fatto stesso di essere riconosciuta come parte di noi, si trasforma e ci libera della sua ingombrante presenza. “Riconoscere di avere torto nasconde una potenza enorme!”
Ammettere i propri limiti, ci libera dalle gabbie della perfezione.

3-Il terzo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Attraverso la saggezza del terzo specchio che ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir prese, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancor ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi.”

Questo specchio analizza l’entrata in scena nelle nostre vite di persone dalle quali ci sentiamo inspiegabilmente attirati: la persona in questione mi mostra delle parti di me che sono andate perdute nel corso della vita.
Viene e mi ricorda chi sono.
A cosa sono destinato.
A una mente poco attenta potrebbe sembrare un sorprendente innamoramento, una “cotta” improvvisa, un colpo di fulmine.
Questo rapporto potrebbe invece essere l’inizio di una grande amicizia o di una fase di vita di grandi condivisioni, dove non è importante se l’altro sia uomo o donna. Non è una questione di sesso, ma di messaggio.
Lo specchio si presenta per ricordarci:
– dove abbiamo cambiato strada per nostra scelta;
quali allontanamenti sono stati imposti dal ritmi di vita;
quali persone si sono impossessate (per nostra assoluta concessione) di parti importanti del nostro tempo.
Se siamo ingabbiati in emozioni inferiori penseremo si tratti dell’uomo /donna della nostra vita. Ma non è così, non esistono principi azzurri o principesse. I rapporti, anche quelli tra partner, ci mostrano la strada per crescere, sono una magica esperienza temporale da vivere finalmente con trasporto, rispetto, e zero aspettative.

4- Il quarto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, non rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.”

Le nostre dipendenze possono essere delle gabbie perenni nelle quali ci rifugiamo pur di non prendere contatto con delle parti più grandi di noi.
Tutta una parte di crescita nella nostra vita può venire sottratta quando non c’è equilibrio.
Subentra un abuso di abitudini e meccanismi condizionanti che ci possono addirittura allontanare dalle persone che ci amano, ci tolgono energie vitali per i nostri scopi e le nostre aspirazioni più alte, e rischiano di azzerare il valore interiore al quale ognuno può accedere. Questi abusi, se portati all’eccesso, ci portano fuori asse e ci lasciano fuori asse. Gli esempi sono molteplici: alcool, nicotina, droghe, farmaci, dipendenze emotive, sesso, cibo, denaro, e così via.
Ognuno di noi, con una osservazione neutra di Sé, può arrivare a capire, se lo vuole davvero, dove si sta boicottando da solo, dove condiziona la sua vita, dove perde delle energie, dove si racconta delle scuse, dove recita un ruolo, dove esagera, dove non mette Amore. Basta solo Volontà.

5- Il quinto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il quinto specchio esseno, è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire l’spetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.”

6- Il sesto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il sesto specchio esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono l’Oscura notte dell’anima. Attraverso un’oscura notte dell’anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l’equilibrio, che la natura tende verso l’equilibrio e che ci vuole un essere estremamente magistrale per bilanciare quell’equilibrio.”

Il percorso degli specchi ci porta questo sesto passaggio riguardante il rapporto con noi stessi.
L’oscura notte dell’anima è un nome che richiama ancestrali paure e in effetti: è proprio il ponte di passaggio tra paura e coraggio per la sublimazione della nostra crescita interiore.
Operare un distacco dal mondo così come lo conosciamo, richiede volontà, sforzo e coraggio. Quanto più ci amiamo, più questo passaggio è alleggerito. Se nostre paure, i nostri mostri da sconfiggere sono molti e le ombre che abbiamo dentro sono pressanti, la notte oscura sarà un’esperienza forse dolorosa. Ma se lasciandoci andare ci poniamo in una situazione di amore, accettazione, distacco consapevole e osservazione, tutto sarà più rapido e per certi versi anche prezioso.
L’ombra è la nostra parte inconscia.
Il nostro territorio inesplorato, il bosco buio dal quale ci teniamo alla larga perché non sappiamo cosa possa nascondere. Tenere lontano quello che ci fa paura è quello che ci fa stare tranquilli. Anche le navi sono tranquille nel porto, ma non è per rimanere nel porto che sono nate. Devono uscire, affrontare il viaggio, le tempeste e poi la quiete. Dobbiamo passare nella nostra ombra.

“La crescita richiede una temporanea resa della sicurezza.” (Gail Sheehy)

Affrontare la nostra parte non illuminata nasconde una crescita non paragonabile ad altro.
L’ombra, proprio perché rimane non affrontata e nel buio, agisce indisturbata e condiziona molti dei nostri comportamenti. Saperla riconoscere riequilibra le forze al nostro interno, la famosa armonia degli opposti. Se non ci occupiamo noi della nostra ombra, prima o poi sarà lei a farsi viva nei modi più inaspettati, attraverso le emozioni inferiori, libere di fare di noi quello che noi gli permettiamo. Le emozioni risolte, i dubbi, le preoccupazioni, i timori e così via, si accumulano in un posto detto inconscio che si fa vivo nei sogni sottoforma di simboli e nella realtà sottoforma di rapporti. Entrare in contatto con il nostro lato buio è il rapporto più intimo e fruttuoso che possiamo vivere in vita. L’ombra è una fedele compagna che ci segue sempre, è molto silenziosa e aspetta solo noi per essere liberata. Una volta compiuto il salto nel buio ci si accorge che non si cade da nessuna parte. Siamo sempre qui, siamo sempre noi, ma con una consapevolezza di noi più alta. La certezza di aver fatto quel passo!

Passare dentro la nostra ombra ci libera. La notte oscura ci traghetta verso il nostro equilibrio, è una risorsa preziosa per la nostra evoluzione personale. Il potenziale energetico della nostra forza interiore viene trasmutato con l’utilizzo consapevole della luce ed esplode all’esterno.
Ci viene chiesta la possibilità di affidarci a noi stessi. Dietro la notte oscura si cela l’apertura del cuore.

7- Il settimo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il settimo specchio esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. È lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé è perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli altri traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.”

Quale immensa libertà nel riconoscere in tutte le meraviglie del Creato che tutto è perfetto così com’é!
Questo é lo specchio più ampio dei sette, nel quale l’intero Creato diventa Uno e finalmente è riconosciuto come vibrazione del mio mondo interiore.
Tutto è dentro di me e Tutto é perfetto.
L’Io diventa l’unico punto di riferimento certo, grazie ai risultati che raggiungiamo.
Dopo aver davvero affrontato e integrato un’esperienza o un dolore, questo non si ripresenta. Nessuno potrà spiegare meglio di noi la nostra verità, poiché è la strada che abbiamo scelto fin dall’inizio e l’abbiamo affrontata.
Greg Braden infine amplia i sette specchi dei rapporti con due importanti integrazioni: la compassione e la benedizione.
La principale difficoltà lungo questo cammino di risanamento è quella di sfuggire alla logica della polarità e della separazione (la dualità di tutte le cose). La compassione in tal senso ci mette su un piano di uguaglianza e rispetto della vita, di ogni vita. Diventa una sorta di nuova saggezza che non ha ancora una definizione.

“Perché possa essere realizzata in pieno, la compassione deve essere affiancata da un altro potente strumento: il dono della benedizione.
Attraverso il dono della benedizione ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni evento della nostra vita, sia esso gioioso o doloroso, abbia un’origine da una fonte unica.
Nel momento in cui benediciamo un evento che ci ha feriti o una persona che ha causato dolore o sofferenza, affermiamo la natura divina e sacra di ciò che accaduto.
Si tratta di guardare in faccia le persone o gli eventi che hanno causato sofferenza nella nostra vita e di dire “Io benedico questa persona o questa cosa”.
Quando riusciamo a fare questo veramente, con tutto il cuore, proviamo poi un profondo senso di liberazione e una grande serenità.
In questo modo, anche gli accadimenti più dolorosi, acquistano improvvisamente un’altra luce. Come raggiungere l’obiettivo così impegnativo dell’accettazione? Cosa bisogna fare per essere sicuri di riuscirci? Non è più il tempo del fare, è tempo di diventare, di cominciare a trasformare positivamente la nostra vita. Solo in questo modo potremmo riappropriarci del potere personale e condurre un’esistenza soddisfacente e creativa, non più come vittime di qualche meccanismo diabolico, ma come co-creatori la nostra stessa esistenza.

Cinque Riti Tibetani, elisir di lunga vita

Poi però volevi fermarti lì?! Ennò, scoprire i Sette Specchi Esseni mi ha portato dritta dritta ai cinque Riti Tibetani. Pure questo libro l’ho finito in un batter di ciglia sabato mattina.

Questa pratica fu rivelata al mondo dall’americano Peter Kelder, che nel suo libro The eye of revelation: ancient secret of the fountain of youth, tradotto in italiano con il titolo I 5 tibetani, pubblicato nel 1939, racconta di un incontro con un ufficiale dell’esercito britannico – chiamato colonnello Bradford – il quale durante il proprio servizio aveva sentito raccontare di uno sperduto monastero tibetano dove era custodita la fonte della giovinezza.

Partito alla ricerca di questa fontana, il militare fece ritorno visibilmente ringiovanito, e raccontò a Kelder di questo monastero dove vecchi monaci con corpi giovanissimi e ottima salute gli insegnarono i propri riti.

I cinque tibetani, la cui tradizione avrebbe più di 2.500 anni, a causa della posizione del monastero, lontanissimo dalla civiltà, sarebbero divenuti la leggenda della fonte della giovinezza.

Questo Kelder è un personaggio di cui si sa poco, ma di cui è certo che abbia girato il mondo. Egli affermò che il colonnello Bradford sarebbe una persona reale, ma molti hanno insinuato il dubbio che si tratti di uno pseudonimo.

Nel 1946 Kelder pubblicò una versione aggiornata del libro, in cui raccolse testimonianza di persone i cui mali vennero “curati” dalla pratica dei rit.

I 5 tibetani sembrano provenire dallo Yoga praticato in Tibet, che enfatizza sequenze continue di movimento, mentre lo Yoga indiano privilegia il mantenimento della posizione.

Detto questo, essi non sono mai stati riconosciuti come autentiche pratiche tibetane dai tibetani stessi.

Lo scopo di questi esercizi è riattivare i 7 chakra, sette punti nevralgici del nostro corpo, fonte del “potere spirituale” secondo la tradizione dello Yoga. Forse è il caso di approfondire.

Il sesto Rito Tibetano

“La pratica di Uddiyana Bandha (o sesto rito tibetano), come viene descritta dagli yogi, è facile da eseguire e, con l’abitudine costante ad essa, persino un uomo anziano ringiovanisce”. Hatha Yoga Pradipika

La parola sanscrita uddiyana significa ‘sollevare’ o ‘volare alto’, mentre bandha ­ vuol dire ‘chiudere, bloccare’. La pratica di Uddiyana Bandha viene dunque definita con questi termini perché la chiusura obbliga la risalita del diaframma verso il petto. E, nel tempo, un esercizio simile migliora nettamente la circolazione, alleggerendo vistosamente il cuore nelle sue funzioni di pompaggio.

Nello Yoga si sa infatti che chi usa intelligentemente il diaframma è come se avesse ‘un secondo cuore’. Tale infatti è la potenza di uddiyana bandha, e, per questo motivo, esso entra di diritto in molti pranayama di cui esalta le finalità e la forza.

Ma esiste anche un’altra spiegazione al termine predetto e che consiste nella spinta che questo Bandha impone all’energia che risale lungo Sushumna (il condotto centrale, energetico, che corrisponde al midollo spinale).

Nella sua ascesa verso l’alto il prana risveglia tutti i chakra (noi li definiamo plessi nervosi); con l’abitudine a riconoscere il passaggio dell’energia in sushumna, incrementa anche la consapevolezza individuale. L’accrescimento della consapevolezza porta inevitabilmente a un ventaglio di stati di coscienza, tra loro correlati, e il traguardo finale è la liberazione o illuminazione.

“Il respiro accompagna la vita allo stesso modo dell’ombra che accompagna un oggetto, Uddiyana è la pratica che si contrappone all’agitazione del respiro”. Baraha Upanishad

Il Sesto Tibetano o Uddiyana Bandha è un metodo “Krya Yoga”, (Yoga del respiro), e insegna a trarre le enormi potenzialità, unite al semplice atto del respiro, attraverso una serie di sequenze, pratiche e specifiche.

In Sanscrito Krya significa “Azione”, oltre ad avere ottimi benefici psicofisici riesce ad incanalare verso l’alto la potente Energia Sessuale, e renderla più consapevole a chi lo pratica.

E’ il rito meno menzionato nel testo di Peter Kelder, ed è allo stesso tempo quello che “corona” perfettamente tutta la pratica dei Riti! Duranta la stesura del primo libro di Peter Kelder, erano presenti molti dogmi, per cui si credeva che questa pratica non si potevano divulgare, solo i monaci iniziati potevano praticarla e trarne i maggiori benefici spirituali e psico-fisici.

Puoi scoprire la pratica dell’Uddiyana Bandha grazie al video del caro allievo, collega e grande amico Lorenzo Olivieri, vero modello nella pratica di questo rito.

Al minuto 24:30 viene mostrato:

 

E così alla fine ho iniziato questo percorso di benessere ..ti racconterò un pò più avanti se ho qualche beneficio reale 😉

Se sono arrivati a me, questi contenuti, una ragione ci deve essere. Forse sarà colpa del mio OA 😉

Silvia
Amo la natura e nutro un sincero, profondo e atavico rispetto per essa. Mi piace stare all'aria aperta e spesso mi rifugio tra le sue braccia per trovare conforto e godere della gioia di vivere. Questo blog lo tengo per condividere alcune belle avventure che ho vissuto e dalle quali Altri potrebbero trarre ispirazione.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*